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Oggi voglio scrivere di Radio 24


Avete presente la sensazione di vuoto che lascia la programmazione TV? Qualsiasi trasmissione stiamo guardando, alla fine, ci rendiamo conto di aver perso solo tempo. Ascoltando la radio, questa sensazione di vuoto non si percepisce.

In particolare, non si avverte per niente su Radio24. Questa emittente, freddamente chiamata "la radio di Confindustria", è tra le più attendibili, piacevoli e competenti d'Italia. Ne sono un fedele ascoltatore e, a seconda dell'ora in cui mi trovo in auto, ne apprezzo il palinsesto.

Cominciamo con Oscar Giannino e la sua “Nove in punto, la versione di Oscar” (09:00).
Oscar Giannino ha una competenza fuori dal normale in economia. Fa proprie le politiche e le dinamiche che la regolano. Ne mastica con naturalezza come noi facciamo con il pane ed il salame. Conosce bene il diritto, i politici e la politica, la lingua italiana. Punto di riferimento all'estero: la Germania (gli si può dare torto?). Mostra una sensibilità sincera verso il mondo del lavoro femminile, verso le arti, specie la musica. Rivendica, da sempre, due cose (con le quali concordo): la mancanza di un partito liberale vero e l’abbassamento delle imposte. Gestisce bene i tempi radiofonici. Usa un linguaggio diretto e privo di faziosità. Sincero: da lui c’è solo da imparare.

Gianluca Nicoletti “Melog 2.0” (10:00)
Appare e scompare dalla tv. Appare e scompare dalla radio. Ora fa la radio, per nostra fortuna. Nicoletti in una parola: folle. Può parlare di tutto e niente, intavolando la discussione usando lo stesso forbito registro lessicale. Difficile capire i limiti della sua cultura generale, specie quella radio-cinema-televisiva. La donna di facili costumi per lui è la "datrice strategica", l'IPod, la TV LCD, ecc..per lui non sono apparecchi elettronici ma "protesi emozionali". Un pozzo di scibile che rivolta il luogo comune e sforna, quando può, neologismi da far impallidire lo Zingarelli. E'impossibile non ascoltarlo. Tuttavia, è raro sentirlo elargire consigli. Quando lo fa, stai pur certo, è per dare quello politicamente scorretto. Guai a fargli complimenti: sa già che sono di circostanza quindi ti sega (la telefonata).

Gigi Garanzini “A tempo di sport” (14:00)
Io Garanzini, prima di ascoltare Radio24, non lo conoscevo. Ammetto di non essere un fanatico di calcio ma una trasmissione condotta con competenza e serietà sul tema la si ascolta sempre volentieri. E poi, visto l'argomento in cui tutti si credono tecnici, presidenti, allenatori, arbitri, ecc..., la scelta di bandire a piè pari qualsivoglia sterile polemica - linfa vitale dello sport in TV - mette la trasmissione 2 gradini più in alto, rispetto alla concorrenza. Un'isola felice nell'oceano delle parole inutili che si dicono pre-, post- e post-post- partita. Ecco, raccontato così, il mondo del calcio riacquista un minimo di dignità.

Matteo Caccia “Io sono qui” (16:00)
Anche per Matteo Caccia vale lo stesso incipit. Prima di ascoltare Radio24, non lo conoscevo. Ma a differenza di Garanzini, che ascolto con un certo distacco, Matteo lo ascolto con molta più attenzione. Mi piace la dovizia di particolari che mette nel raccontare le cose. Mi piace quando il racconto è fluido e allo stesso tempo sofisticato. Severo e intelligente, ironico e realista, emozionante e coinvolgente. Parla di esperienze vissute, ma anche no. Mi dicono spesso che è dalle piccole cose di tutti i giorni che si vede come siamo fatti, quello che vogliamo, dove andiamo. Beh, lui ci porta a riflettere sui piccoli, ma importanti, momenti della giornata. Una scatola chiusa, un vecchio quadro, la foto di qualcuno che non c'è più, la gente che lavora, gli amanti, la città, il vicino che rompe, ecc. Alla fine, provo la stessa sensazione di quando ascolto un amico che, al contrario di quello che ho scritto all'inizio, conosco da sempre.

Sebastiano Barisoni "Focus Economia” (17:00)
Sebastiano Barisoni. Sentirlo le prime volte sembra addirittura annoiato. Un approccio apparentemente blando. In realtà sa bene ciò che dice e cerca (nel marasma degli accadimenti economico-finanziari del giorno) di tracciare un lucido e competente riassunto dei fatti. Devo dire che ci riesce con serietà ma anche con la giusta dose di ironia e sdrammatizzazione, visti gli argomenti che farebbero addormentare un elefante. Trasmissione utile e piacevole. Altro pregio: quando ha a che fare con le interviste. Vuole sentire fatti e non comizi. Storica, l'intervista di Brunetta "Ministro quando avrà i fondi per fare quello che dice sarà un piacere invitarla di nuovo. Fino ad allora non faccia comizi". Deciso.

Giuseppe Cruciani “La Zanzara” (18:30)
A ”La Zanzara” ci sono due tipi di ascoltatori: quelli che hanno capito che programma è, quelli che non lo hanno capito. Cruciani è La Zanzara e viceversa. E' una trasmissione dove gli ascoltatori intervengono di continuo. Cruciani non ama essere difeso. Cruciani non condivide chi si indigna, chi esprime assunti generici, coloro che fanno spesso appello al benaltrismo, alla vacuità dei concetti, specie se moraleggianti. E’ critico con quelli che non si schierano da nessuna parte, con quelli che si atteggiano, con quelli che usano toni da “lo so io perché” con il ditino alzato. Preferisce il dialogo duro e puro, erroneamente scambiato per arroganza e maleducazione. E comunque, il conduttore non deve espletare alcun ruolo da arbitro o garante pedagogico della società. Si concentra su ciò che dice la gente e non ne fa mai una questione personale. Spesso e volentieri, le telefonate più lunghe sono proprio con quelli con cui non si trova d’accordo. Alla faccia della maleducazione o della scorrettezza. Parlo per esperienza, visto che sono intervenuto diverse volte in diretta. Non ho mai capito se, a chi lo giudica male, non piace il conduttore o la conduzione. Ma soprattutto perché non cambia frequenza, boh…

In generale, tutte le trasmissioni del palinsesto sono ben fatte. La cosa più importante è che tutte, alla fine, fanno riflettere. Un sapiente mix di cultura, economia, emozioni, fatti ed esperienze, riportate sempre con puntualità e saggezza. Dovrebbero (compatibilimente con i propri impegni) ascoltarla tutti.

Ps.: “Destini Incrociati” delle 15:00, me lo scarico a piacere in podcast

La comunicazione sbagliata di Dario Franceschini


Non entro nel merito delle questioni politiche che legano l’ex-segretario PD al proprio partito. Sento di fare questo commento solo per evidenziare le lacune comunicative di Dario Franceschini in tempi in cui, al contrario, erano necessari determinazione e fermezza.

In politica non si era mai assistito al bombardamento di così tanti nuovi punti di riferimento comunicativi come quelli rappresentati dai registri che usa Berlusconi. Mi aspetterei dai politici che non la pensano come lui per lo meno l’uso di registri linguistici altrettanto efficaci. E’ ormai noto il culto della personalità del Premier. Non lo sentiremo mai ritrattare, in modo negativo, una affermazione o una scelta compiuta pubblicamente. Eventualmente si oppone alle critiche passando all’attacco dicendo che “è stato travisato”, “i giornalisti hanno scritto cose non dette”, “spesso distorgono la realtà”. Quindi, anche di fronte all’evidenza dei fatti (vedi caso escort, vedi ddl sul processo breve) non lo sentiremo mai pronunciarsi a suo sfavore. In termini di leadership questo è un atteggiamento vincente.

Prima delle recenti elezioni, Franceschini ha diffuso un video su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=A3bYmg9tYwA) e l’ho trovato pieno di contraddizioni comunicative. Alcune meritano davvero attenzione:

(0:26) “Oggi noi non governiamo”. Perché fissare nella testa della gente una banalità, dai connotati negativi, che è già evidente per l’opinione pubblica?

(0:29) “Un grande partito può fare bene anche stando all’opposizione” Qui si tende a radicalizzare l’idea che il PD (o chi sta all’opposizione) trovi il suo ambiente naturale nello stare all’opposizione. Andava detto esattamente l’opposto, evidenziando il disagio nello stare all’opposizione in modo tale che l’ambiente naturale sia quello del governare.

(1:10) “La destra e Berlusconi hanno governato il paese per ben 6 degli ultimi 8 anni”. Dichiarazione di forza degli avversari.

(1:41) “Mi sto confrontando con un avversario che ha mille volte più potere di me”. Ecco come sancire la superiorità dell’avversario. C’è bisogno di ammetterlo? Mi stai confermando che tutto sommato è meglio affidarsi a Berlusconi che nelle sue molteplici contraddizioni e conflitti (più o meno d’interesse) e’ sempre mille volte più potente di te. Così sei perdente a prescindere.

Voi mi direte: “Eh, ma mica tutti danno il giusto peso alle parole”. Sbagliato. Anche il cervello meno allenato (senza fare troppe similitudini) sa riconoscere un’accezione negativa da una positiva. Alla fine del discorso viene fuori un bilancio celebrale che è di fatto la percezione di ciò che si è sentito, l’impressione generale. Quello che sto cercando di dimostrare è che se, al suo discorso, Franceschini avesse tolto le parti sopra, il contenuto avrebbe filato lo stesso evitando inutili e dannose (sempre dal punto di vista della comunicazione) implicite ammissioni di sottomissione. Il discorso ne avrebbe acquistato in forza e concretezza.

Anche il modo di comportarsi è comunicazione. In campagna elettorale per le primarie è praticamente andato a “chiedere scusa” a tutti: agli imprenditori, alle donne, al mondo interno per gli errori commessi in passato dal partito. Più volte da lui stesso ammesso nei vari talk-show e interviste (provate a digitare “Franceschini chiede scusa” su Google e guardate cosa viene fuori). In questi casi bisogna lasciare che il tempo metta una pietra su ciò che è stato in passato. Se lo ritiri fuori riporti alla mente dei tuoi elettori situazioni negative. Ce n’è bisogno? I leader non hanno mai una gran voglia di chiedere scusa.

La scelta del vice-segretario nero giustificata con “non solo perché e bravo, ma soprattutto perché è nero” è un imbarazzante autogol che non merita neppure troppe spiegazioni.

Il calzino turchese è stata solo l’ultima di questa sequenza di errori. Credeva di sancire chissà quale libertà personale. Si capirà meglio in seguito che il magistrato non starà al gioco di Brachino e, restandosene in silenzio, attualizza una saggia strategia comunicativa (la sua). Franceschini con quel gesto ha scelto di fare proprio un carico mediatico che non gli apparteneva ed ha semplicemente generato imbarazzo tra i suoi colleghi di partito e alleati. Non ha caso nessun leader “amico” lo ha seguito nella provocazione.

Questi comportamenti e le frasi che vi ho riportato sopra, denotano una certa ingenuità stilistica (ma anche di contenuto) da parte di Franceschini. Una specie di umile buona fede che si giustifica solo al chierichetto quando sbaglia a servire messa, non certo a colui che vuole essere, non dico un trascinatore, ma almeno un sicuro punto di riferimento di parito. Che lo vogliamo o no le cose stanno così: ottieni consenso solo quando sei credibile (molto spesso a prescindere dalla bontà di ciò che si dice). Se, al contrario, si preferisce che la commiserazione predomini negli assunti, l’esito è già scritto: amaro in bocca e senso di impotenza.

Mi sento di dare un consiglio al popolo del PD, ma soprattutto ai suoi dirigenti: l’arma di comunicazione più efficace per sconfiggere una persona che ha il culto della personalità e dallo spiccato approccio ego-centrico è una sola: l’indifferenza. Ignorare chi fa di tutto per essere notato è la migliore strategia comunicativa.

Breve, troppo breve.


Ammettiamolo, il disegno di legge sul “breve processo” deriva da uno dei tanti conflitti di interesse che il premier si trascina dietro da tempo e nulla hanno a che vedere con il governare un paese. Sicuramente la riforma della giustizia è uno dei tanti punti che il parlamento dovrà affrontare, ma dubito che lo si possa fare bene in 48 ore e concentrati esclusivamente su solo uno dei tanti eterogenei aspetti che il settore presenta. Credo che questo tipo di notizie appassionino gli Italiani tanto quanto una soap-opera da titolo “vediamo come va finire”, trascurando di appassionare, invece, gli stessi italiani su problemi la cui generalità potrebbe essere di ben più urgenza rispetto a questi.

Porno sul web: niente a confronto dei social network

Gli amici mi chiedono spesso come bloccare i siti pornografici in cui si imbattono (più o meno inconsapevolmente) i loro figli. Io rispondo sempre che il problema non sono i siti porno (o per lo meno è una questione che un genitore maturo sa affrontare benissimo). Tra l'altro, quella di bloccare i siti porno è una azione utopica in quanto vengono rigenerati automaticamente con indirizzi IP diversi (che imbrogliano i DNS) e portati nelle prime pagine dei motori di ricerca quotidianamente e sistematicamente. D’altronde il business del settore è enorme. Si può arginare il problema fino ad un ragionevole numero di limitazioni, ma non impedire l’accesso al 100% dei siti. E’ una lotta contro i mulini a vento.

Al contrario, cerco di spostare la loro attenzione su un problema molto più serio di questo secolo tecnologico. Il Web 2.0. Ovvero i siti in cui è possibile in tempo reale scambiarsi reciprocamente foto e informazioni sensibili. Fanno parte di questa famiglia i blog, i social network (come Facebook, Twitter, MySpace, FriendFee, ecc.), i forum e i molti software che usano il canale della rete per comunicare come MSN Messanger, Skype, CU-seeme, ecc. Inoltre sono da considerarsi ambienti “a rischio” anche tutti i giochi on-line multiplayer che hanno quasi sempre una chat incorporata con cui dialogare durante il gioco.

Leggete questa notizia:

L’unica vera maniera di difendersi da questo nuovo modo di comunicare (che non va demonizzato, ma solo compreso e usato bene) non è spegnere definitivamente il computer oppure oscurare il web, ma lavorare (faticosamente) sulla prevenzione. Ecco degli spunti per una buona condotta sui social network che un genitore dovrebbe affrontare viso a viso con i propri figli:

1) Evitare il più possibile di mettere foto personali sul web. Spesso le foto sono il primo filtro di “scelta” da parte del malintenzionato. Gli adolescenti postano le loro foto (vera), mentre gli adulti male intenzionati tendono a presentarsi con foto da adolescente (falsa).
2) A meno che non sia veramente l’amica/o del cuore o ben conosciuto non fate accendere la webcam (telecamera).
3) Non acconsentire l’ingresso di nuovi amici all’interno del proprio profilo (o pagina) a meno che non si conoscano personalmente i soggetti.
4) Sarebbe meglio che i nuovi amici fossero parte dell’ambiente di amicizie del mondo reale. Persone viste e conosciute di persona.
5) Non acconsentire l’ingresso dell’amico che è amico dell’amico. Lasciate che gli amici degli amici rimangano tali, se non avete avuto modo di incontrarli di persona.
6) Fatevi sempre prima un’idea precisa della persona con cui “chattate”.
7) Non è necessario fare click su “Cerca nuovi amici”, quelli che avete saranno più che sufficienti.
8) Più della metà dei dati inseriti nei profili dei “nuovi amici” sono falsi (spesso adulti che si spacciano per adolescenti).

Il controverso utilizzo di strumenti di socializzazione come Facebook fa sicuramente riflettere, ma non per questo deve spaventare. La tecnologia fa progredire una nazione. Solo che, essendo particolarmente sofisticata, Internet offre sviluppi “sociali” difficilmente controllabili. Perciò, in questo caso, il vecchio adagio “non dare confidenza agli sconosciuti” ha ancora il suo pieno significato.

Guardatevi questo servizio delle Iene girato qualche tempo fa : http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=iene&data=2009/03/07&id=5137&from=iene

Non bastano due righe a dipingere l’intero quadro del vasto mondo interattivo di Internet, ma se farete girare questo messaggio, un po’ alla volta, ci sarà un più di cultura sull’argomento.

Lettera a Remo Bodei


Ho letto con estrema attenzione il pezzo di Remo Bodei su Corriere.it. http://www.corriere.it/cultura/09_agosto_11/cibo_eros_violenza_desideri_Bodei_8a913112-863f-11de-a11a-00144f02aabc.shtml

E’ veramente ben scritto e, difficilmente, si può essere in disaccordo. Anzi, dico di più. Questo spaccato analitico che ci ricorda “dove stiamo andando” è qualcosa con cui tutti dovrebbero entrare in contatto. Non limitarsi alla lettura, ma fare proprie le considerazioni, glia assunti.

Detto questo, scusandomi per l'ingenerosa riduzione ai minimi termini dell'articolato passaggio, sarebbe un privilegio se lo stesso Bodei potesse darmi il suo parere su alcune mie personali osservazioni.

Ho capito che se manteniamo i nostri atteggiamenti (desideri, bisogni, stati d’animo, azioni, ecc..) legati al riconoscimento dei propri limiti potremo vivere in equilibrio tra le nostre aspettative e la realtà dei fatti. Al contrario, se cederemo al “tutto qui?” una volta raggiunti quelli che ritenevamo essere i nostri traguardi, ne avremo ancora di nuovi e ancor più irraggiungibili e cadremo inesorabilmente nella trappola dell’appagamento per “eccesso” (cibo, sesso, ecc..)

Ma se una volta raggiunto l’obiettivo, il desiderio, l’oggetto ci sentissimo veramente appagati, non trova che sarebbe l’inizio della fine? Penso che la spinta propulsiva, l’energia di continuare, di vivere, di andare avanti di migliorarsi, di guardare oltre sia figlia proprio del non accontentarsi mai. Non è forse grazie alla volontà di voler superare i limiti se le civiltà prosperano? E ancora, chi veramente può dire quali sono i limiti? Forse il più grande desiderio dell’uomo è quello di poter desiderare e se questo fa parte del nostro DNA invece di arginarlo dovremmo, capirlo interpretarlo, assecondarlo. Purtroppo esistono derive dovute agli eccessi che lei ha ben spiegato, ma che sono – anche se in modo irrazionale – fisiologiche all’inerzia di questa naturale tendenza al progresso.

Difficilmente Bodei troverà il tempo per rispondere a questi miei pensieri. Non importa. Sarà uno dei miei desideri irraggiungibili e che servirà per poterlo leggere ancora di nuovo con piacere in futuro.

Con stima e affetto.

Il piano respingimenti


Concordo con il piano dei respingimenti alla frontiera per immigrati clandestini. Spesso si confonde la natura dell’immigrazione (o l’emigrazione) che crea il flusso di popoli . L’aspetto, per me, poco comprensibile di questa vicenda è che l’immigrazione clandestina dovrebbe essere oggetto di condanna da parte di tutte le nazioni e non solo da parte di quelle coinvolte direttamente solo perché hanno le coste relativamente facili da raggiungere. Invece assistiamo a commenti e condanne da paesi e enti (peggio) internazionali, vedi ONU, che teorizzano molto la morale ma danno poco seguito in consigli concreti o piani da attuare. Non capisco come si possano tollerare i CTP, CPA, ecc.. sapendo che sono solo l’anticamera del nulla.

Questi non sono flussi migratori dettati da situazioni geopolitiche critiche. Qui ci sono delle vere e proprie organizzazioni che spingono le persone a tentare la via del mare rassicurando i malcapitati, di sicuro la maggior parte, che in Italia esse troveranno via libera all’accoglienza, al mondo del lavoro ad una vita serena e stabile e, in ogni caso, una via sicura verso l’Europa. A prescindere dal fatto che sia vero oppure no, questi poveretti ignorano che dal momento in cui mettono piede nel barcone senza uno straccio di documento addosso acquisiscono lo status di clandestini. E’ doloroso dirlo ma se vogliamo che il sistema-stato funzioni, non devono esserci eccezioni.

Gli automi avranno emozioni? No.


Le persone possono percepire, da parte delle macchine o degli automi, risposte emozionali?
Avrei voluto fare questa domanda a Gianluca Nicoletti durante una delle puntate del suo Melog 2.0 su Radio 24(http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Melog_2.0). Purtroppo sono arrivato tardi. Il tema di quella mattina trattava proprio dell’interazione uomo-macchina e del suo rapporto emotivo a tal punto da chiedersi se esisteva un’anima propria alla tecnologia.
Spiego meglio il perché di quella domanda. E’ di questi giorni l’uscita di un piccolo robot cucciolo di dinosauro (Pleo) che, a detta dei produttori, riesce ad interagire con il mondo esterno mostrando “emozioni”. Io, tu (Gianluca Nicoletti) e molte altre persone appassionate di nuove tecnologie e digitale in genere, sappiamo che il giocattolo risponde a certi impulsi legati al tatto e, a seconda della parte toccata (esempio: accarezzo il collo del piccolo dinosauro e questo gira la testa verso di noi), agisce di conseguenza. Probabilmente questo modello è più evoluto rispetto ai propri simili perché l’azione di risposta può essere randomizzata. Anche se l’azione di stimolo da parte dell’uomo (la carezza sul collo) rimane sempre la stessa, esso (Pleo) può “decidere” se girare il collo oppure no, chiudere gli occhi oppure no, grazie a delle cicliche istruzioni random programmate nel chip. Tutto ciò serve a far credere che l’oggetto-robot esprima un proprio “umore” (del tipo “oggi non mi va di girare la testa perché sono un po’ giù” oppure “sono arrabbiato con te”, e così via). Ora, mettiamo questo robot in mano ad un bambino o anche ad un adulto che non si pone troppi dubbi, facciamo carezzare Pleo sul collo e supponiamo che questo giro il collo verso il “padrone” con espressione di affetto. Alla domanda “Sai perché ha girato la testa verso di te e chiuso gli occhi?”, la probabile (e credibile) risposta sarà: “Perché mi vuole bene”. (Tamagochi docet!). Detto questo, ho la convinzione che non sono (o non saranno) le macchine ad esprimere emozioni (o ad avere “un anima”) né ora, né mai, anche se dovessero riconoscere se stesse, come ha detto il Prof. Hofstadter nella puntata. A mio avviso le macchine saranno così sofisticate (evoluzione delle nanotecnologie, dei circuiti e dei chip) a tal punto che l’uomo applicherà loro, in modo del tutto arbitrario, un significante interpretato dallo stesso, come “emozione” in quanto si riconoscerà in quel gesto dettato dalla cultura del vissuto, dall’esperienze della vita. Ma non sarà la macchina a volerlo, sarà l’uomo a percepirlo come tale.

AAA: comunicatore per il Premier cercasi...


Un paio di commenti alle uscite del premier di oggi (così come le vedo scritte su http://www.corriere.it/ 1) “Assurdo parlare di emissioni quando c'è una crisi in atto: è come uno che ha la polmonite e pensa di farsi la messa in piega.. “
Non entro nel merito del pacchetto-ambiente. Mi riferisco al paragone decisamente infelice. La messa in piega è un artificio estetico che serve ad apparire gradevoli agli occhi degli altri. Così, per similitudine, fa apparire la questione ambientale come qualcosa che, tutto sommato, non è così fondamentale per sopravvivere. Peccato, perché certe decisioni – quella del veto - possano avere anche un potenziale fondo di bontà, vista la crisi in atto, ma vengono vanificate dalla voglia di farsi capire per forza con degli stupidi esempi e con il risultato di trasmettere il messaggio opposto a quello sperato.

2) “Ci aspetta un compito molto difficile, oggi mi tocca fare il cattivo e così divento il più antieuropeista...» ha affermato ancora Berlusconi scherzando con i cronisti a Bruxelles

E ancora…

3) A proposito dell’orologio con la faccia di Obama: “Non lo indosserò” - ha detto scherzando il presidente del Consiglio – “ma l'ho portato per far fare due risate ai colleghi. Me l'hanno regalato...», ha concluso Berlusconi allontanandosi con il sorriso sulle labbra

Ma non si potrebbe fare semplicemente politica un po’ più in silenzio e senza “scherzare” troppo? Possibile che sia tutto così leggero?

Comunque, ha scelto un tempismo perfetto per tutte e 3 queste “uscite”.Ieri Obama (quello dell’orologio) ha completato il “dream team” ambientale con un premio Nobel segretario per l’Energia tanto che la stessa redazione del Corriere.it definisce “imponente la squadra per la difesa del pianeta”. Poteva aspettare il giorno dopo?
Non sono un ambientalista incallito (non faccio molto altro se non dividere la plastica dalle altre cose da buttare), e neppure uno schierato politicamente. Cerco solo di avere un approccio ragionevolmente critico per valutare quello che mi circonda. Di volta, in volta.